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SPORT COME VOLANO ECONOMICO E SOCIALE, LA QUESTIONE STADIO, UN’ALTRA OCCASIONE PERSA

By 26 Maggio 2015 Luglio 27th, 2015 No Comments

La promozione in serie A del Carpi FC e la conseguente scelta di non farlo giocare nella nostra città hanno aperto un dibattito tra favorevoli e contrari al finanziamento di uno stadio, limitando il confronto tra tifosi e non, senza riflettere in modo approfondito su cosa conveniva fare e su come si poteva agire, mettendo al centro il bene della città. Nonostante l’argomento sia di non facile soluzione, non ci si può sottrarre dall’ evidenziare responsabilità e fare alcune considerazioni sull’approccio da parte delle precedenti e dell’attuale giunta riguardo al tema dello stadio e delle strutture sportive nella città.

Le ultime speranze di vedere realizzato l’impianto sportivo sono terminate col comunicato del Sindaco al Consiglio comunale di giovedì 21 maggio 2015: mettere a disposizione il terreno per uno stadio nuovo o lo stadio Sandro Cabassi ma non investire soldi. A questa scelta il sindaco è giunto senza aver mai ritenuto, come al solito, di coinvolgere i consiglieri comunali in una discussione che doveva vederli partecipi e la sensazione è che in questi mesi in cui si poteva prevedere la salita in serie A non si sia vista nessuna volontà di tenere il Carpi a Carpi.

Quello che la giunta ci mostra, appena il Carpi Fc non ha mostrato interesse ad investire, è la volontà di lavarsene le mani il più presto possibile senza cogliere le occasioni che si possono presentare: 1°) l’aspetto sociale, per cui assistiamo finalmente ad un calcio meno costoso, per le famiglie e che crea un senso di appartenenza. 2°) L’aspetto di immagine, finalmente si parla di Carpi in Italia e in Europa, con televisioni internazionali (cinesi, al Jazeera, …) che arrivano a Carpi per raccontare il nuovo miracolo del calcio. 3°) L’aspetto economico, con l’occasione di vedere transitare circa 3-400.000 persone in un anno, generando consumi e ulteriore sviluppo.

Da un altro punto di vista, è vero che un Comune deve riflettere molto prima di affrontare queste spese, ma un’amministrazione meno statica avrebbe colto questo tempo per coinvolgere e spingere la classe dirigente cittadina – politica, imprenditoriale, finanziaria –, sondare eventuali sinergie, privati interessati, azionariato popolare, mettere la società Carpi FC nelle condizioni di avere il coraggio di investire…per tenere a Carpi la serie A.

Ad esempio, secondo CARPI FUTURA, si è esclusa troppo velocemente la possibilità di costruire una struttura prefabbricata e modulabile, in 3 mesi, con canone di noleggio sui 4 milioni annui (strutture già sperimentate considerando che per i primi anni basterebbero 10.000 posti), spesa che per la società rientrerebbe con i biglietti d’ingresso, gli abbonamenti, le sponsorizzazioni e una minima parte di quanto erogato dalla Federazione. E l’affitto si potrebbe trasformare in ogni momento in investimento stabile.

Non solo: questo permetterebbe di ripensare la viabilità, spostando lo stadio nella zona sportiva, ben servita di strade e parcheggi. E non si escluderebbero altri sport quali il rugby o l’atletica e servizi di consumo attorno agli eventi sportivi.

Ci troviamo invece in una situazione che evidenzia la mancanza di lungimiranza: le spese fatte negli ultimi dieci anni per le modifiche del Cabassi sono state rilevanti ma non sufficienti a renderlo agibile neanche per la serie B, e Carpi dovrà consegnare la serie A ad altre città che stanno facendo di tutto (chissà perché ? ) per avere il Carpi Fc nel proprio stadio e il Comune si troverà per convenzione a continuare pagare al Carpi FC una quota annuale senza l’utilizzo del proprio stadio.

Fatte tutte queste considerazioni, si giunge al vero argomento: l’attuale maggioranza, spinta da argomenti “popolari”, sostiene (nonostante avanzi di bilancio e stati patrimoniali molto alti) di voler privilegiare lo sport di base. Scelta che denota mancanza di programmazione, di progettazione, di scarso coinvolgimento dei cittadini e dei diretti atleti interessati che potrebbero invece segnalare diverse esigenze. Infatti lo sport di base e quello professionistico sono uno a servizio dell’altro reciprocamente: questo viene testimoniato da movimenti come la pallamano, un’eccellenza a costo zero, vantando investitori e promuovendo gratuitamente il settore giovanile trasformando così lo sport d’eccellenza in sport per tutti.

Noi ci troviamo in una città di 70.000 abitanti, a differenza di paesi vicini, senza un palazzetto dello sport, con un progetto per la nuova piscina comunale buttato perché inadeguato e con la pallanuoto costretta a giocare in deroga. Ci si appresta a perdere, dopo la pallavolo, anche le partite di pallamano (che porterebbero nella nostra città la RAI e l’indotto economico di 1300 spettatori circa con tifoserie anche europee, data la popolarità di questo sport in Europa).

Ci restano palestre progettate male, sempre più corte del necessario, che cadono (palestra della solidarietà) e la cosa più grave è la carenza di strutture anche a livello amatoriale e l’offerta riguardante i ragazzi… Fate pure tutte le considerazioni riguardo allo stadio, ma se ogni sport professionistico o amatoriale presenta dei problemi questa è Carpi, città del NONSPORT!!!!!

Firmato

Paolo Pettenati, consigliere di CARPI FUTURA, responsabile del gruppo di lavoro

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