Sicurezza & Territorio

Un commento al concorso per il parco cappuccina

By 4 Maggio 2020 Maggio 5th, 2020 No Comments

La presentazione del progetto vincitore del concorso per il Parco della Cappuccina è un risultato molto importante per le politiche urbanistiche cittadine e ne va dato giusto merito all’assessore Riccardo Righi, capace in meno di un anno dall’inizio del suo mandato di dare corpo, sostanza e gambe ad un’idea nata dieci anni prima nel “pensatoio” del rinnovamento renziano del PD (per capirci, ne parlò per primo l’allora capogruppo consiliare Paolo Gelli) e poi impantanatosi nella vaghezza dei progetti territoriali di marca Simone Tosi.

Constatato che quest’ultimo aveva in effetti presentato un primo progetto nell’autunno 2018, ma concepito in maniera così casalinga, frettolosa e banalizzante da non poter non far pensare che ad un’operazione elettorale per la scadenza della primavera successiva. Talmente insipido tale progetto da sollevare il rifiuto immediato non solo delle forze d’opposizione, ma dell’intera Consulta del volontariato ambientale, da Italia Nostra a Lipu e Lega Ambiente.

Non è di poco conto dunque il cambio di passo che si è verificato nel passaggio di consigliatura tra un assessore e l’altro: accantonata la tosiana politica dei “metri quadrati di verde per abitante” – per cui un’aiuola spartitraffico faceva pur sempre la sua media – Righi ha sposato l’idea di una progettazione ambientale complessiva e di un recupero del “paesaggio” come valore aggiuntivo del benessere collettivo.

Un concetto questo a lungo sollecitato da Carpi Futura che già nel 2014 si batté in Consiglio Comunale – assieme a M5S e FdI – contro il progetto di parziale disboscamento dell’area adiacente l’ex villa della Cappuccina su via Nuova Ponente per dare spazio al Care Residence per anziani, richiamando invece l’opportunità di un bando paesaggistico nazionale per un’area verde così significativa come quella che oggi diventa il nuovo parco

La valutazione tecnica del progetto vincitore non compete necessariamente ad una forza politica, ma è evidente a tutti il salto di qualità rispetto ai “parchetti” realizzati nel passato quando in buona sostanza ci si limitava a piantumare secondo una logica da giardino condominiale. Con questo progetto si vuole invece tentare un’assai originale convivenza tra il verde lineare di un classico parco urbano attrezzato, pensato in attraversamento trasversale est-ovest, e un’amplissima zona – a coprire 40 dei 55 mila mq complessivi – mantenuta ad una destinazione agricola biodiversificata, con un occhio alla salvaguardia della microfauna locale e delle essenze autoctone. Interessante pure l’idea di una copertura specchiante per alleggerire il muro del cimitero e ambiziosa quella di un arredo per l’area attrezzata ispirato al “Filo di Carpi” come pure il ripensamento del passo dei Cappuccini, senza nostalgie per la vecchia staccionata. Vedremo come tutto ciò riuscirà a tradursi nella realtà fisica.

Per adesso importa notare che il rispetto fin qui del cronoprogramma iniziale, rappresenta senz’altro un merito per l’attuale amministrazione, ma anche una lezione per il futuro. L’aver chiarito fin dall’inizio che si sarebbe proceduto all’acquisizione diretta dell’area (mediante accordo bonario oppure a parità di costi mediante esproprio se questo avesse garantito una tempistica migliore, come poi si è deciso di fare) ha chiarito come “la proprietà” del verde sia una condizione prioritaria per un’azione pubblica efficace. La decennale storia del mancato Parco Lama sta lì a testimoniarlo: vedremo se anche su questa sfida il nuovo assessore avrà la determinazione che dopo tante parole non c’è stata nella gestione precedente.

Allora sì che per il grande piano verde carpigiano il Parco della Cappuccina sarà stato davvero un buon inizio.