Salute & Famiglia

La sanità pubblica adesso è anche questo

By 24 Gennaio 2015 Febbraio 9th, 2015 No Comments

“Tira un dado”: è così che funzionano le visite all’Ospedale di Carpi.

Se esce “6” aspetti il tuo turno e ti fai visitare. Complimenti sei in Norvegia!

Se esce “5 o 4” ti passano davanti 5 urgenze (che poi urgenze non sono) e perdi un paio d’ore in sala d’attesa. Nessun problema se sei un dipendente con un permesso, qualche imprecazione la tiri se sei un libero professionista (ma ci sei abituato) che sta perdendo soldi. Complimenti comunque, sei ancora fortunato!

Se esce “3 o 2” passi 4 ore ad aspettare, perché chiunque arrivi ha un motivo, un contatto, un aiuto per passarti davanti. Grazie, prego, per piacere? Ma no! Cavoli tuoi, con la salute non si scherza. Paghiamo tutti le tasse cosa credi ? Aspetti e mentalmente bruci i santini partendo dalla lettera “S” come “sanità pubblica”, sei un po’ sfigato potresti essere in un ospedale di Jakarta, ma alla fine se non finisce l’orario delle visite e qualcuno davanti a te rinuncia sconfortato ce la fai .

Se con il tuo dado virtuale fai “1” (prega gli dei che non capiti mai) se spacciato. puoi provare personalmente tutto il “piacere” di vivere la sanità in Italia: maleducazione, scortesia, attese ingiustificate, degrado, disorganizzazione, pena e sconforto. Con l’aggravante di vedere persone ancora più deboli di te che soffrono le tue stesse pene. Sfigati che tirano “1” con il dado. Meglio stargli lontano. Chiedi supporto  d un camice bianco che passa per caso? Ti risponde in babilonese. Vai un attimo a pisciare ? Ti fregano il posto e nessuno ha visto niente.

Incontri un conoscente? Fa finta di non vedere, non esistono amici in corsia. L’attesa in ospedale tira fuori il peggio dell’uomo e paradossalmente la causa di tutto questo disagio non è la sofferenza del male che si vorrebbe curare, ma l’ambiente. Quel mix di burocrazia e routine che rende molti dipendenti pubblici degli automi svogliati e le infrastrutture brutte come gli arredi di una catacomba. L’ospedale si salva solo grazie ai gesti eroici di quei pochi medici che infrangono le regole, come fare un massaggio cardiaco ad un anziano che, tirando un doppio “1” con il suo dado, stava rischiando di morire nella sala d’attesa.

Il mio finale? Dopo quattro ore di attesa davanti a questo ambulatorio, e dopo le tristi considerazioni che ho scritto, alla fine un medico che è un mito mi ha visitato. La sanità pubblica adesso è tutto questo.

Firmato

Davide Lugli, cittadino di Carpi